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IL CONTESTO
Secondo il recente rapporto “Popolazione, Ambiente e Sviluppo” delle Nazioni Unite, se oggi gli abitanti dei centri urbani sono il 47% del totale, nel 2030 oltre i tre quinti della popolazione mondiale vivranno in città. Praticamente tutto l’incremento della popolazione che si attende tra il 2000 e il 2030 sarà concentrato nelle metropoli.

Creare e gestire gli insediamenti urbani, oggi più che mai, significa saper coniugare i benefici dell’aggregazione riducendone drasticamente, allo stesso tempo, l’impatto negativo a livello locale e internazionale. In una città sostenibile ed ecologicamente sana, la cosiddetta ecocity o città verde, l’uso efficiente delle risorse energetiche è imperativo, così come la prevenzione dell’inquinamento e la minimizzazione dei rifiuti attraverso la prevenzione, il riuso e il riciclaggio. Per esempio, grazie al ripensamento in chiave sostenibile dei flussi delle merci, si riesce già oggi a ottenere un’enorme riduzione nella produzione di rifiuti solidi (come minimo il 60%).

Fino all’Earth Summit di Rio nel ‘92 e alla sottoscrizione di Agenda 21, le autorità locali contribuivano solo marginalmente o non contribuivano affatto alle politiche ambientali internazionali. Da allora le cose sono molto cambiate e i sindaci di numerosissime città, di tutte le dimensioni e di tutti i continenti, partecipano sempre più di frequente alle decisioni globali. Un altro segnale del ruolo di prim’ordine giocato dalle città all’interno del dibattito locale/globale e del loro potenziale per dirigere (o meno) le politiche di sviluppo in direzione della sostenibilità.






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