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PRODUZIONE
Per produrre un metro quadrato (o una tonnellata) di piastrelle di ceramica si consuma meno della metà di energia (termica ed elettrica) rispetto a quanto era necessario negli anni ‘70. A livello nazionale, l’industria delle piastrelle ceramiche oggi consuma complessivamente la stessa quantità di energia del ‘77-78, pur avendo più che raddoppiato la produzione. Il consumo energetico specifico è infatti sceso dai 12 Giga Joule (GJ) per tonnellata del 1980 ai 5 GJ/t del 1997. Ciononostante la bolletta energetica dei processi ceramici, culminanti in un trattamento termico del prodotto ad alta temperatura, resta parecchio elevata.

Considerando poi l’alta concentrazione sul territorio di produzioni a forte intensità energetica, vi è sempre più la tendenza a declinare la politica di controllo e riduzione dei consumi energetici a livello di distretto. Ciascuno dei i 18 stabilimenti del distretto di Sassuolo-Scandiano con un consumo energetico totale annuo superiore a 10,000 TEP ha nominato un energy manager.

Il PROGRAMMA AMBIENTALE DEL DISTRETTO CERAMICO ha individuato ulteriori possibilità tecnologiche e gestionali per l’ottimizzazione dei consumi industriali. In particolare, gli interventi si riferiscono a:

Recupero e utilizzo del calore emesso dagli impianti produttivi;

Processi di cogenerazione nel settore industriale;

Realizzazione di una banca dati sui consumi energetici dell’industria ceramica.

Ad oggi, quasi 30 stabilimenti sono dotati di cogeneratore e sono quindi in grado di autoprodurre energia elettrica. In generale una ricerca condotta da Assopiastrelle ha rilevato che più del 50% degli stabilimenti si collocano a un livello scarso di conoscenza dei propri consumi energetici, mentre solo poco meno di un terzo ha mostrato un livello di gestione discreto o buono. Da qui la decisione di realizzare una BANCA DATI SUI CONSUMI ENERGETICI per consentire alle aziende un’autodiagnosi volta a individuare ogni possibilità di miglioramento della propria efficienza.
A partire dagli anni ’80, grazie alle innovazioni introdotte per favorire il risparmio energetico, il settore ha progressivamente ridotto la produzione di anidride carbonica (CO2), che si è ora stabilizzata ai livelli del 1980 (quando la produzione era la metà di quella attuale). È questo un risultato estremamente rilevante se considerato all’interno delle politiche di controllo delle emissioni di gas a ‘effetto serra’ (alla base della CONVENZIONE SUI CAMBIAMENTI CLIMATICI attuata dal cosiddetto PROTOCOLLO DI KYOTO).


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